La comodità è un prodotto. Qual è il prezzo reale?
Non è che la tecnologia è comoda per caso. La comodità è progettata, calibrata, ottimizzata — per farti delegare senza accorgertene. Il vero potere non sta in quello che vedi: sta in quello che non scegli.
Non è che la tecnologia è comoda per caso. La comodità è progettata, calibrata, ottimizzata, per farti delegare senza accorgertene. E il vero potere non sta in quello che vedi: sta in quello che non scegli.
Il default che decide per te
L'anno scorso ho fatto un esperimento con un cliente. Gli ho chiesto di aprire le impostazioni del suo telefono. un iPhone, niente di esotico... e di contare quante cose erano attive senza che le avesse mai accese. Condivisione posizione con Apple: attiva. Invio dati diagnostici: attivo. Personalizzazione pubblicità: attiva. Siri che ascolta "Ehi Siri": attivo. Backup iCloud automatico: attivo.
Sette impostazioni. Non ne aveva attivata nessuna. Erano tutte impostazioni di fabbrica, i cosiddetti default, le scelte preimpostate da chi ha progettato il sistema.
Il suo commento: "Ma io non ho mai toccato niente."
Esatto. Il punto è proprio quello.
L'architettura delle scelte
Richard Thaler e Cass Sunstein hanno scritto un libro intero su questo meccanismo. Si chiama Nudge, e il concetto centrale è semplice: chi progetta le opzioni, l'"architetto delle scelte", ha un potere enorme, perché la maggior parte delle persone non cambia mai i default.
Non per pigrizia. Non per ignoranza. Perché il default è invisibile.
Tu non pensi "ho scelto di condividere la mia posizione con Apple". Tu non hai scelto niente. Qualcun altro ha scelto per te, prima che aprissi la scatola. E ha reso la scelta così comoda, così naturale, così fluida, che non ti sei neanche accorto che c'era una scelta.
Questo è il potere più grande che esista nel digitale. Non è la raccolta dati. Non è l'algoritmo. Non è l'intelligenza artificiale. È il default.
La comodità non è un effetto collaterale
Qui devo dire una cosa che sembra banale ma non lo è: la comodità dei servizi digitali non è un regalo. Non è il sottoprodotto di una buona ingegneria. È il prodotto principale.
Me ne sono accorto per la prima volta nel 2004, quando Google ha lanciato Gmail con un gigabyte di spazio, quando Hotmail ne dava appena 2 megabyte. Tutti entusiasti. "Un giga gratis! Incredibile!" E lo era. Ma il prezzo non era zero: il prezzo era che Google leggeva le tue email per mostrarti pubblicità mirate. Lo diceva nei termini di servizio. Nessuno li leggeva.
Vent'anni dopo il meccanismo è lo stesso, solo più sofisticato. La comodità è progettata per creare dipendenza. Non la dipendenza chimica delle sigarette (un paragone che trovo esagerato e disonesto). Una dipendenza più sottile: l'abitudine. L'inerzia. Il costo del cambiamento.
Ogni volta che salvi un file su Google Drive invece che sul tuo computer, il costo di lasciare Google sale di un gradino. Ogni volta che crei un documento su Google Docs, un gradino. Ogni volta che condividi un link di Drive con un collega, un gradino. Dopo cinque anni di gradini, lasciare Google non è più una scelta: è un trasloco. E chi ha voglia di traslocare?
I dark pattern: quando la comodità diventa trappola
C'è un livello ulteriore. Si chiamano dark pattern, letteralmente "schemi oscuri", e sono tecniche di design dell'interfaccia pensate per farti fare cose che non faresti se ci pensassi.
Qualche esempio che vedo ogni settimana:
Il pulsante asimmetrico. Vuoi cancellare l'account? Il pulsante "Resta con noi" è grande, colorato, invitante. Il link "Cancella account" è grigio, piccolo, nascosto in fondo alla pagina. A volte non è neanche un pulsante: è un link di testo, del colore dello sfondo.
La friction artificiale. Iscriverti a un servizio: due clic. Cancellare l'iscrizione: sette passaggi, tre email di conferma, una telefonata con un operatore che tenta di convincerti a restare. Amazon Prime è il caso di scuola: la Commissione Europea ha costretto Amazon a semplificare la procedura di cancellazione perché era deliberatamente progettata per scoraggiarti.
Il timer che preme. "Offerta valida per le prossime 23:47 ore." Ti mette fretta. È quello che B.J. Fogg a Stanford chiama un trigger: uno stimolo progettato per farti agire prima di ragionare. Non ragioni: reagisci.
Non sono bug. Sono feature.
Lo smontaggio
Quando avevo tredici anni e ho smontato il Commodore 64 a Natale, mio padre urlava. Ma io dovevo vedere cosa c'era dentro. Dovevo capire il meccanismo.
I meccanismi digitali di oggi non si smontano con il cacciavite. Si smontano con le domande.
Quando un servizio è troppo comodo, chiediti: perché? Chi ci guadagna dalla mia comodità? Cosa succede se voglio andarmene? Quanto mi costerebbe cambiare? Chi ha accesso a quello che faccio, scrivo, salvo?
Queste domande non ti rendono paranoico. Ti rendono proprietario delle tue scelte. Perché se non fai queste domande, qualcun altro ha già risposto per te.
La prova del default
Ecco perché la comodità non è un regalo. È un prodotto, il prodotto più redditizio del digitale. Perché quando sei comodo, non ti muovi. E quando non ti muovi, chi ti ospita può cambiare le regole. Alzare i prezzi. Usare i tuoi dati. Modificare i termini. Tanto non te ne vai. Il trasloco costa troppo.
Non serve diventare un eremita digitale. Non serve buttare il telefono e tornare alle lettere. Serve una cosa sola: guardare dentro.
Tre cose che puoi fare oggi
Non domani. Oggi. Dieci minuti.
Uno. Prendi il telefono. Vai nelle impostazioni privacy. Guarda quali app hanno accesso alla tua posizione "sempre": non "quando in uso", ma "sempre". Chiediti se quell'app ha davvero bisogno di sapere dove sei alle tre di notte. Se la risposta è no: spegni.
Due. Apri il browser. Vai nelle impostazioni dei cookie. Cambia il default da "accetta tutti" a "rifiuta tutti" o "chiedi ogni volta". Sì, sarà leggermente meno comodo. Quel leggero fastidio è il prezzo della consapevolezza.
Tre. La prossima volta che un'app ti chiede un permesso: microfono, contatti, foto, posizione, fermati tre secondi e chiediti: perché? Una calcolatrice non ha bisogno della tua rubrica. Una torcia non ha bisogno del microfono. Se il permesso non ha senso... nega.
Non hai risolto il problema della sorveglianza digitale. Non cambierai il modello di business di Big Tech. Ma hai fatto qualcosa che la comodità è progettata per impedirti di fare: hai scelto. Hai guardato dentro il meccanismo, hai visto chi decide per te, e hai detto "no, decido io".
La comodità è un prodotto. Il prezzo non è scritto su un cartellino: è la libertà di andartene che hai perso un gradino alla volta. A meno che non decidi di riprendertela.
Fonti
- Thaler, Sunstein, Nudge: Improving Decisions about Health, Wealth, and Happiness (2008)
- Storia di Gmail, lancio aprile 2004 con 1 GB di spazio
- Commissione Europea: Amazon Prime modifica le pratiche di cancellazione (luglio 2022)
- B.J. Fogg, Behavior Design Lab (Stanford University)
- Dark patterns, Wikipedia