Nextcloud non è Google Drive. Ed è esattamente questo il punto.
Google Drive è più veloce, più comodo, più bello. Nextcloud richiede manutenzione ed è meno integrato. Ma confrontarli sulla comodità è come confrontare un affitto e una proprietà chiedendoti solo quale ha il bagno più grande.
Nextcloud è più lento, meno integrato, richiede manutenzione. Google Drive è più comodo, più veloce, più bello. Punto. Ma sono due cose diverse, e la domanda giusta non è quale sia meglio.
La verità scomoda
Se ti aspetti che ti dica che Nextcloud è meglio di Google Drive, hai sbagliato articolo.
Google Drive è più veloce. Ha un'interfaccia più curata. Si integra perfettamente con Gmail, Google Meet, Google Docs, Google Sheets, Google tutto. Ha app mobile che funzionano bene. Ha una ricerca che trova qualunque file in mezzo secondo. Ha alle spalle un'infrastruttura da miliardi di euro che garantisce un uptime che tu, con il tuo server, non vedrai mai.
Nextcloud è più lento. L'interfaccia è migliorata molto, ma non è Google. L'app mobile ogni tanto fa le bizze. La sincronizzazione su file grandi può essere frustrante. E soprattutto: richiede manutenzione. Aggiornamenti, backup, monitoraggio. Qualcuno deve occuparsene.
Questi sono fatti.
Marco e la scatola sbagliata
Un anno fa un cliente, lo chiamo Marco, perché in questo blog tutti i clienti si chiamano Marco, mi chiede di migrare lo studio da Google Workspace a Nextcloud. "Non voglio più i dati in America. Ho letto del provvedimento del Garante Privacy su Google Analytics (giugno 2022) e mi sono preoccupato."
Bene. Motivazione solida. Facciamo il progetto, la migrazione, il setup. Tutto funziona.
Tre mesi dopo mi chiama. "Alberto, non ce la faccio più. È lento. La segretaria non trova i file. Il commercialista non riesce a condividere le cartelle. Voglio tornare a Google."
Mi sono seduto, ho preso un caffè, e gli ho detto una cosa che non si aspettava: "Forse hai ragione."
Il problema non era Nextcloud
Il problema era la domanda sbagliata. Marco aveva confrontato Nextcloud e Google Drive come se fossero lo stesso prodotto con un'etichetta diversa. Tipo scegliere tra Coca-Cola e Pepsi.
Non lo sono.
Google Drive è un servizio in affitto. Paghi, usi, funziona. Se Google cambia i prezzi, li accetti. Se Google cambia i termini di servizio, li accetti. Se Google decide di cambiare le condizioni su come tratta i tuoi dati, ad esempio integrando Gemini nei servizi Workspace, puoi protestare, ma i tuoi file sono già lì, nel loro datacenter, sotto la giurisdizione del CLOUD Act americano.
Nextcloud è un'infrastruttura che possiedi. Il server è tuo (o del tuo fornitore di fiducia, in un datacenter che scegli tu). I dati sono dove decidi tu. Le regole le fai tu. Se domani vuoi spostare tutto, copi una cartella e hai finito.
Confrontare i due sulla "comodità" è come confrontare un appartamento in affitto e uno di proprietà chiedendoti solo quale ha il bagno più grande.
Cosa è successo a Marco
Proviamo ad analizzare. Non ho detto a Marco di restare su Nextcloud a tutti i costi. Gli ho detto: "Torniamo alla tua motivazione. Perché sei migrato?"
"Perché non voglio i dati dei miei clienti negli Stati Uniti."
"Questo è ancora vero?"
"Sì."
"Allora il problema non è Nextcloud. Il problema è che ti aspettavi Google con un nome diverso, e non l'hai trovato. Perché non esiste."
Abbiamo lavorato su tre cose concrete. La prima: ottimizzare il server. La seconda: rifare la formazione alla segretaria, che cercava le funzioni di Google dentro un'interfaccia diversa. La terza, la più importante: ridefinire le aspettative.
Nextcloud non sarà mai comodo come Google Drive. Come la tua casa non avrà mai il servizio in camera dell'hotel. Ma è tua.
Il compromesso che nessuno racconta
Ecco il punto dove la maggior parte degli articoli sull'open source mente. Ti dicono: "Lascia Big Tech, usa l'alternativa open source, è gratis ed è meglio!"
Non è gratis. Non è meglio. È diverso.
Nextcloud su un server dedicato Hetzner per 5 utenti costa circa 30-40 euro al mese (server + backup + manutenzione, se la fai tu o hai qualcuno che la fa). Google Workspace per 5 utenti costa circa 35-60 euro al mese, a seconda del piano. La differenza di prezzo è marginale.
La differenza vera è altrove:
Con Google paghi un canone che sale ogni anno, per un servizio che funziona benissimo finché le regole non cambiano. E quando cambiano: il prezzo, i termini, la policy sulla privacy, l'obbligo di Gemini, non hai scelta. Accetti o te ne vai. E andartene costa.
Con Nextcloud paghi per qualcosa che è tuo. Funziona un po' peggio. Richiede attenzione. Ma le regole le decidi tu. E se domani vuoi cambiare, fornitore, server, software... i tuoi dati sono file su un disco, non ostaggi in un ecosistema.
Per chi ha senso (e per chi no)
Non per tutti.
Se sei un freelance con tre cartelle e dieci file, Google Drive va benissimo. Il rischio è basso, la comodità è alta, il costo di uscita è trascurabile. Non ti serve la sovranità digitale su una cartella di preventivi.
Se sei uno studio professionale con dati sensibili di centinaia di clienti, fascicoli fiscali, documenti legali, informazioni sanitarie, la domanda cambia. Dove sono quei dati? Chi può accedervi? Sotto quale giurisdizione? Cosa succede se il fornitore cambia le carte in tavola?
Se sei un'azienda con dipendenti, clienti, fornitori, e i tuoi dati sono il tuo vantaggio competitivo... beh, affitteresti la cassaforte a qualcuno che può aprirla quando vuole e cambiarti il canone senza preavviso?
La domanda giusta
Marco alla fine è rimasto su Nextcloud. Non perché l'ho convinto io: non è il mio lavoro convincere nessuno. È rimasto perché, quando ha riformulato la domanda, la risposta era chiara.
La domanda non è: "Quale servizio è più comodo?"
La domanda è: "Preferisco un servizio in affitto dove qualcun altro decide le regole, o un'infrastruttura di proprietà dove le regole le decido io: sapendo che mi costa più fatica?"
Non c'è una risposta giusta universale. C'è la tua risposta. L'importante è che sia una scelta consapevole, non un default che qualcun altro ha scelto per te.
E tu: sai rispondere?