Il feed ti mostra quello che ti tiene. Non quello che ti serve.
I social non sono progettati per informarti. Sono progettati per trattenerti. Ogni minuto in più che passi a scrollare è un minuto venduto a qualcun altro. E il bello è che neanche te ne accorgi.
Apri LinkedIn per cercare un contatto. Quaranta minuti dopo stai ancora scrollando post motivazionali di gente che non conosci. Non hai trovato il contatto. Non hai combinato niente. Ma hai la vaga sensazione di essere stato "produttivo" perché, insomma, era LinkedIn. Non TikTok.
Questa è la tesi, e la metto subito sul tavolo: i feed dei social sono ottimizzati per massimizzare il tempo che ci passi, non il valore che ne ricavi. Ogni minuto in più è un minuto venduto agli inserzionisti. Non è un complotto. È il modello di business.
Il prodotto sei tu, ma non come pensi
Lo so, sembra la frase da maglietta del 2012. Il problema è che nel 2012 era una provocazione, oggi è documentato.
Nel 2021 Frances Haugen, ex ingegnere di Facebook, ha portato fuori i documenti interni dell'azienda. Quello che mostravano era semplice: Facebook sapeva che il suo algoritmo amplificava contenuti divisivi perché generavano più engagement. Sapeva e non ha cambiato niente, perché quell'engagement era il motore dei ricavi pubblicitari.
Non sto parlando di teorie. Sto parlando di documenti interni presentati al Congresso degli Stati Uniti.
E LinkedIn? LinkedIn fa la stessa cosa con un vestito diverso. Ti mostra il post del tizio che ha lasciato tutto per seguire la sua passione (spoiler: aveva il conto in banca pieno). Ti mostra la polemica del giorno nel tuo settore. Ti mostra qualsiasi cosa ti faccia restare lì un minuto in più. Il contatto che cercavi è sepolto sotto tre schermate di contenuti che non hai chiesto.
"Ma io scopro cose utili sui social"
Vero. Dico sul serio, è vero.
Ho trovato clienti importanti grazie a LinkedIn. Ho scoperto strumenti che uso tutti i giorni perché qualcuno li ha condivisi su Twitter. Non è tutto spazzatura, e chi dice il contrario sta semplificando.
Il punto è un altro. Il punto è: quanti minuti hai speso per trovare quella cosa utile? E quanti ne hai spesi a guardare roba che domani non ricorderai neanche? Se il rapporto è uno a venti, il problema esiste. E per la maggior parte di noi il rapporto è molto peggio di uno a venti.
Pensa a Marco. Marco è un commercialista, ha 47 anni, usa LinkedIn perché "serve per lavoro". Marco è convinto di usare LinkedIn in modo produttivo. Ma se gli chiedi cosa ha letto ieri su LinkedIn, non se lo ricorda. Se gli chiedi quanto tempo ci ha passato, sottostima di almeno mezz'ora. Lo so perché faccio la stessa cosa.
La crepa nel ragionamento
"Uso i social per lavoro" è la frase che ci raccontiamo. Ed è vera, in parte. Ma nasconde un meccanismo che vale la pena guardare in faccia.
Il servizio che pensi di usare (informarti, fare rete, trovare clienti) non è il servizio che la piattaforma sta vendendo. La piattaforma vende la tua attenzione. Tu sei il prodotto, il tuo tempo è la merce, e l'inserzionista è il cliente.
Questo non significa che devi chiudere tutti i profili e trasferirti in una baita. Significa che quando apri un social senza uno scopo preciso, stai entrando in un supermercato progettato da psicologi comportamentali per farti comprare cose che non ti servono. Solo che invece di soldi spendi tempo. E il tempo, a differenza dei soldi, non lo recuperi.
Il mio dubbio onesto
Mi chiedo spesso se il mio fastidio per i social non sia in parte invidia per chi li usa con naturalezza. Conosco persone che aprono Instagram, guardano tre storie, chiudono. Cinque minuti. Io non ci riesco. Apro e vengo risucchiato. Forse il problema non è solo l'algoritmo. Forse sono anche io che non so dosare.
Ma poi guardo i numeri. Il tempo medio su questi servizi cresce ogni anno. Le piattaforme investono miliardi in tecniche di retention. Se fosse solo un mio problema personale, non servirebbero miliardi per tenermi incollato. Qualcosa di strutturale c'è.
Cosa faccio io (e cosa puoi fare tu)
Non ti dico "disconnettiti". Sarebbe ipocrita e inutile. Ti dico cosa ho fatto io, con risultati concreti.
Ho sostituito i feed algoritmici con RSS. Un lettore RSS ti mostra gli aggiornamenti delle fonti che hai scelto tu, nell'ordine cronologico, senza algoritmi. Nessuno decide per te cosa è rilevante. È meno comodo? Sì. Perdi la serendipità del "guarda cosa ho trovato"? Un po'. Ma sai esattamente cosa stai leggendo e perché.
Ho disattivato tutte le notifiche social. Tutte. I social li apro quando decido io, non quando decidono loro. Sembra banale, cambia tutto.
Ho messo un timer. Quindici minuti su LinkedIn, poi chiudo. Se non ho fatto quello che dovevo in quindici minuti, probabilmente non era così urgente.
Il costo di queste scelte è reale. Perdi la comodità del "tutto in un posto". Perdi qualche conversazione. Perdi il post virale del giorno. In cambio recuperi tempo che puoi usare come vuoi tu, non come vuole un algoritmo.
Esistono modi di restare informati senza passare dal filtro di qualcun altro. Sono meno comodi, richiedono più sforzo, e funzionano meglio. La domanda non è se i social siano il male. La domanda è: sai quanto tempo ci passi davvero? E se lo sapessi, cambieresti qualcosa?
Fonti
- The Facebook Files, The Wall Street Journal, settembre 2021