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La ferrovia, il telefono, internet. Ogni infrastruttura diventa monopolio. Perché?

Ogni infrastruttura di comunicazione degli ultimi due secoli ha seguito lo stesso schema: apertura, consolidamento, monopolio. Le ferrovie, il telefono, internet. Ogni volta eravamo convinti che 'questa volta è diverso'. Non lo era.

La ferrovia, il telefono, internet. Ogni infrastruttura diventa monopolio. Perché?

Il ciclo che nessuno vuole vedere, anche se si ripete da due secoli sotto i nostri occhi.

Matteo gestisce un e-commerce. Tre dipendenti, un magazzino in provincia di Brescia, margini risicati. L'altro giorno, parlando al telefono per un consiglio, mi ha detto: "Almeno internet è libera. Chiunque può aprire un sito, nessuno ti può impedire di vendere online."

Gli ho chiesto: libera per chi?

Perché Matteo paga Google per farsi trovare. Paga Meta per farsi vedere. Paga Amazon per non sparire. Il suo sito esiste, certo. Ma se spegni quei tre rubinetti, è come se non esistesse. E allora mi sono chiesto: com'è possibile che un'infrastruttura nata per essere aperta, decentralizzata, resistente persino a un attacco nucleare, sia finita nelle mani di cinque aziende?

Non è la prima volta che succede.

Come ogni infrastruttura nasce aperta e diventa monopolio

Ogni infrastruttura di comunicazione degli ultimi due secoli ha seguito lo stesso schema. E ogni volta, chi ci viveva dentro era convinto che "questa volta è diverso".

Negli anni '40 del 1800, le ferrovie erano il caos più democratico immaginabile. Decine di compagnie, tratte locali, standard diversi (persino lo scartamento dei binari cambiava da stato a stato). Chiunque con un po' di capitale poteva costruire una linea. Suona familiare?

Nel giro di trent'anni, quel caos si era consolidato in pochi giganti. La Standard Oil di Rockefeller non controllava solo il petrolio: controllava le tariffe ferroviarie, perché spostava talmente tanto volume che le compagnie le facevano sconti segreti. Chi non era Rockefeller pagava il doppio. La ferrovia, nata aperta, era diventata lo strumento del monopolio.

E il telefono? Stessa storia e stavolta non serve guardare oltreoceano. In Italia, a inizio Novecento, le reti telefoniche erano un mosaico di concessioni locali — STIPEL al nord-ovest, TELVE nel Triveneto, TIMO al centro, SET nel meridione, più decine di operatori minori. Ognuno con i suoi standard, le sue tariffe, i suoi centralini. Per chiamare qualcuno nella provincia accanto serviva fortuna e pazienza.

Lo Stato fa quello che fanno sempre i poteri consolidati: unifica. Nel 1964 nasce SIP, tutte le concessionarie confluiscono in un unico soggetto. Il monopolio è totale. E quando nel 1997 Telecom Italia viene privatizzata, il monopolista cambia nome ma il binario resta uno solo. Ci vorranno altri dieci anni di battaglie regolatorie prima che la concorrenza diventi qualcosa di reale e ancora oggi l'ultimo miglio è in gran parte quello.

Il ciclo che Tim Wu ha messo nero su bianco

Tim Wu, nel suo libro "The Master Switch" del 2010, ha documentato qualcosa che dovrebbe togliere il sonno a chiunque lavori con internet. Telefono, radio, cinema, televisione: ogni singola infrastruttura di comunicazione ha seguito lo stesso identico ciclo. Invenzione aperta. Sperimentazione selvaggia, dove tutti possono giocare. Consolidamento, dove i più grandi mangiano i più piccoli. Monopolio. E solo alla fine, con anni di ritardo, regolamentazione.

Cinque industrie. Cinque volte lo stesso schema. Cambiavano le tecnologie, i nomi, i decenni. Il pattern no.

Quando ho letto quel libro per la prima volta ho pensato: va bene, ma internet è diversa. Il protocollo è aperto. Il costo di creare qualcosa online è vicino a zero. Non puoi monopolizzare i bit come monopolizzi i binari.

Avevo torto?

Internet è diversa dalle ferrovie? L'obiezione e i suoi limiti

L'argomento "internet è diversa" non è stupido. È vero che chiunque può creare un sito, un'app, un servizio. La barriera d'ingresso è bassa come non è mai stata nella storia delle infrastrutture. Nessuna ferrovia costava zero dollari da costruire. Nessuna rete telefonica potevi tirarla su dal garage.

Eppure. Eppure il 93% delle ricerche in Europa passa da Google. Il 75% della pubblicità digitale globale finisce a due aziende. Il cloud è in mano a tre operatori. La barriera non è più il costo di costruzione. È la scala. Sono gli effetti di rete. È il fatto che quando tutti i tuoi clienti sono su una piattaforma, tu devi essere lì e quando tu sei lì, i tuoi clienti restano lì. Un circolo che si autoalimenta, identico nella sostanza a quello delle tariffe scontate di Rockefeller.

La differenza è che stavolta il binario non è fisico. È fatto di dati, abitudini, dipendenze. Il che lo rende più difficile da vedere. E più difficile da spezzare.

Regolamentazione antitrust: perché non ha mai funzionato davvero

Faccio una concessione. Il ciclo non è irreversibile. AT&T è stata smembrata. La Standard Oil è stata divisa in trenta pezzi. L'Unione Europea ha approvato il Digital Markets Act. La regolamentazione, alla fine, arriva.

Ma arriva sempre dopo. Dopo che il danno è fatto. Dopo che generazioni di concorrenti sono state schiacciate. Dopo che i consumatori si sono assuefatti. E spesso arriva in una forma che il monopolista riesce a gestire, ad assorbire, a trasformare in un vantaggio competitivo (perché lui può permettersi l'esercito di avvocati, il piccolo concorrente no).

Possiamo davvero continuare ad affidarci a un meccanismo che interviene sistematicamente in ritardo?

Perché conoscere il ciclo del monopolio non basta a fermarlo

Mi chiedo se conoscere il pattern serva davvero a qualcosa. Ci penso spesso. Lo schema delle ferrovie lo conosciamo da centocinquant'anni. Quello del telefono da novanta. Li abbiamo studiati, documentati, analizzati. E poi li abbiamo lasciati ripetere pari pari con internet, guardando mentre succedeva, spesso applaudendo.

Forse il problema non è l'ignoranza. Forse è che ogni volta la nuova infrastruttura sembra così diversa, così rivoluzionaria, così "questa volta non può succedere", che ci dimentichiamo di guardare indietro. O forse è che il consolidamento, nel breve periodo, è comodo. Google funziona bene. Amazon consegna in un giorno. Perché lamentarsi?

Il costo lo paghi dopo. Quando sei Matteo a Brescia e il tuo business dipende da tre interruttori che non controlli.

Monopolio digitale: non è destino, è una scelta

La questione non è se internet seguirà lo stesso ciclo delle ferrovie e del telefono. Lo sta già facendo. La questione è cosa fai, sapendolo.

Puoi aspettare la regolamentazione. Arriverà, come è sempre arrivata. Tardi, come è sempre arrivata.

Oppure puoi iniziare a chiederti, oggi, quali dei tuoi binari sono di proprietà di qualcun altro. Quali interruttori non controlli. Quali alternative esistono e perché non le stai usando.

Non è una risposta. È la domanda giusta. E forse, per la prima volta in due secoli, farla prima che il ciclo si completi è l'unica cosa davvero diversa che possiamo fare.

Fonti

- Tim Wu, The Master Switch, 2010

- StatCounter, Search Engine Market Share Europe

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