Sorveglianza predittiva: il rischio prima dell’atto
Un sistema esportato dalla Cina assegna un punteggio di pericolosità a ogni persona prima che faccia qualcosa. Il punto non è se indovini. È che la stessa logica abita già i nostri archivi.
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Concentrazione di potere nell'AI, privacy, impatto sul lavoro, affidabilità dei contenuti.
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Un sistema esportato dalla Cina assegna un punteggio di pericolosità a ogni persona prima che faccia qualcosa. Il punto non è se indovini. È che la stessa logica abita già i nostri archivi.
Una corrente di tecnologi sostiene che cedere il mondo all’intelligenza artificiale sia il prossimo passo dell’evoluzione. La versione che convince è quella dell’uomo gentile che ti chiama prezioso mentre ti chiede di toglierti di mezzo: è la sua cortesia a renderla pericolosa.
Meta registra mouse, click, tastiera e screenshot dei dipendenti USA per addestrare i propri modelli AI. Non è sorveglianza disciplinare ma trasferimento del saper-fare verso il sistema che dovrebbe sostituirli. Il GDPR tiene fuori i dipendenti europei.
Google scarica 4 GB di modello AI sul disco di chi usa Chrome senza chiedere nulla. Eliminarlo non basta: si reinstalla. E "si può disattivare" non risolve il problema.
Un contratto AI-generated ha la struttura giusta, il lessico appropriato, le clausole nell'ordine atteso. Ma chi decide cosa non includere?
L'AI promette partecipazione civica senza sforzo. Ma quando milioni di agenti personalizzati mediano il rapporto tra cittadini e istituzioni, lo spazio pubblico in cui le idee si scontrano scompare.
Mentre Palantir pubblica le sue 22 tesi, in Italia un'inchiesta del Domani ricostruisce dieci anni di contratti del Ministero della Difesa con la stessa azienda. L'AI Act regola il civile e si ferma alla porta della sicurezza nazionale. Cosa cambia per chi sceglie uno stack analytics oggi.
Quando il commercialista sbaglia, risponde. Quando l'AI sbaglia, ricalcola. Otto anni di vuoto normativo europeo, e tu nel mezzo a verificare le clausole.
LinkedIn addestrerà i suoi modelli AI con i tuoi dati. A meno che tu non faccia qualcosa. Questo rovesciamento del consenso ha un nome: asimmetria del silenzio.
Sei secondi. È il tempo che un software impiega a decidere se il tuo CV merita di essere letto. Il 97% delle Fortune 500 usa sistemi ATS per filtrare candidati. Il problema non è l'efficienza: è che nessuno audita i criteri.
I social non sono progettati per informarti. Sono progettati per trattenerti. Ogni minuto in più che passi a scrollare è un minuto venduto a qualcun altro. E il bello è che neanche te ne accorgi.
Cerchi qualcosa su Google e trovi quello che ti aspettavi. Il tuo collega cerca la stessa cosa e trova altro. Non è un bug: è personalizzazione. Quando tutti vedono una realtà su misura, nessuno vede quella vera.
Nel 2019 un cliente mi ha detto: 'Così non dobbiamo più pensarci.' Parlava del cloud. Sei anni dopo, quella frase spiega esattamente il rischio più grande dell'intelligenza artificiale generativa: non perdere i dati, ma smettere di pensare.