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Potere & Finanza

33 ore senza Microsoft 365: diario di un'apocalisse annunciata

Lunedì mattina, Outlook non si apre. Teams non carica. SharePoint è giù. Per 33 ore, migliaia di aziende non possono lavorare. Il problema non è Microsoft. È la monocultura tecnologica.

33 ore senza Microsoft 365: diario di un'apocalisse annunciata
Indice dell'articolo

"Non possiamo fare niente." Sei parole che uno studio professionale con dodici persone non dovrebbe mai sentire di lunedì mattina.

Marco arriva in studio. Caffè alla macchinetta, come ogni lunedì. Accende il computer, apre Outlook. Niente. La rotellina gira. Nessun messaggio, nessuna connessione al server. Riavvia. Stessa cosa. Apre Teams: non carica. Prova SharePoint per recuperare un fascicolo urgente: pagina bianca.

Prende il telefono. WhatsApp funziona benissimo. Scrive al "ragazzo dell'IT": "Tutto bloccato, che succede?"

Risposta: "È Microsoft. È giù. Non possiamo fare niente."

Non possiamo fare niente. Sei parole che valgono un intero business case.

Outage Microsoft 365: 33 ore di paralisi aziendale

L'outage di Microsoft 365 di novembre 2024 non è stato un piccolo intoppo. Exchange Online, Teams, SharePoint, OneDrive: tutti giù, contemporaneamente, per circa 33 ore. Per chi dipendeva interamente da Microsoft e in Italia sono la maggioranza delle PMI, significava niente posta, niente chat, niente documenti condivisi, niente calendario. In pratica niente lavoro.

Marco ha passato il lunedì mattina a cercare vecchie email sul telefono. Ha dettato gli appunti per un fascicolo urgente su un file di testo sul desktop, perché Word Online non caricava. Ha chiamato tre clienti per avvisare che le risposte sarebbero arrivate in ritardo. Il martedì mattina, quando il servizio è tornato, ha trovato 147 email accumulate. Ha perso una scadenza minore. Un suo collaboratore ha dovuto rifare un documento che era solo su OneDrive e serviva per un consiglio di amministrazione del lunedì pomeriggio.

Ho ricevuto diverse telefonate quel lunedì. Non da clienti miei (i miei clienti hanno tutti la posta su server propri). Da conoscenti, tutti con la stessa domanda: "Possiamo fare qualcosa?" No. Non per un limite tecnico momentaneo. Per una scelta architetturale fatta anni prima: mettere posta, file, comunicazione e calendario nelle mani di un singolo fornitore, su un'infrastruttura che non controlli, in un datacenter che non sai dove sia.

Monocultura tecnologica: cosa succede quando il fornitore unico si ferma

In agricoltura si chiama monocultura: un'unica specie su una vasta estensione. Efficiente, costa meno, rende di più. Fino a quando arriva un parassita e distrugge tutto, perché non c'è diversità a fare da barriera.

Quando usi Microsoft per posta, documenti, comunicazione, calendario, backup e autenticazione, hai creato una monocultura digitale. Un singolo punto di fallimento. Non è un rischio teorico. È successo, per trentatré ore. E quattro mesi prima, a luglio 2024, un aggiornamento difettoso di CrowdStrike aveva causato il crash di 8,5 milioni di sistemi Windows. Aeroporti, ospedali, banche. Danni stimati per le sole Fortune 500 statunitensi: 5,4 miliardi di dollari. Un singolo fornitore, un singolo errore.

Ho provato a fare due conti con Marco. Studio professionale, dodici persone. 33 ore di fermo, costo orario medio comprensivo di contributi e struttura: circa 35 euro l'ora. Fa quasi 14.000 euro. Per un singolo outage di un singolo fornitore. Marco è rimasto in silenzio per qualche secondo. Non credo avesse mai pensato al fermo in quei termini.

L'obiezione che non posso aggirare

"Ma Alberto, un'alternativa self-hosted può andare giù lo stesso."

Vero. Se il tuo provider, Hetzner, OVH, qualunque altro, ha un'interruzione, sei nella stessa situazione. Fermo, in attesa, a guardare una pagina di stato che non controlli. Raccontarla diversamente sarebbe disonesto.

Nel 2021 un incendio ha distrutto il datacenter SBG2 di OVHcloud a Strasburgo. Server, dati, backup: bruciati. Tra i clienti colpiti, aziende che avevano dati di produzione e backup nello stesso edificio. Un tribunale francese ha poi condannato OVH a risarcimenti di 150.000 e 100.000 euro per clienti che avevano perso tutto. Studi medici, agenzie di viaggio, agenzie di marketing che hanno ricostruito i siti da zero.

OVH non è peggio di Microsoft. Il rischio è identico quando metti tutto in un unico posto. L'incendio non distingue tra self-hosted e cloud. Il blackout neanche. La differenza è nella diversificazione: posta su un provider, file su un altro, backup in un terzo posto. Un'interruzione ti toglie un pezzo, non l'intera azienda.

Il mito del 99,9%

Microsoft garantisce il 99,9% di uptime. Sembra tanto. Ma il 99,9% su un anno sono 8 ore e 45 minuti di downtime ammesso. L'outage di novembre, 33 ore, ha superato quel limite di quasi quattro volte in un singolo episodio.

E quando Microsoft non rispetta lo SLA? Crediti. Non soldi, crediti sul prossimo mese di abbonamento. Se hai perso 14.000 euro di produttività, ricevi uno sconto di qualche decina di euro sulla prossima fattura. Il contratto protegge Microsoft, non te. Quando l'ho spiegato a Marco, la sua risposta è stata: "Ma allora perché lo firmiamo?" Bella domanda.

Marco adesso

Non ho detto a Marco di migrare via da Microsoft. Per il suo studio, oggi, non avrebbe senso. Gli ho detto tre cose. Backup indipendente: i file su OneDrive devono esistere anche altrove, un NAS in ufficio, qualcosa che funziona anche quando Microsoft non funziona. Posta di emergenza: un dominio con un provider diverso per le comunicazioni critiche. Documenti locali: i fascicoli urgenti devono avere una copia sul disco, non solo in cloud.

Misure minime. Non costano quasi niente. Eppure il 90% degli studi che conosco non le adotta. Perché "tanto Microsoft non va mai giù."

Marco le ha adottate tutte e tre. Ha un backup locale, una posta alternativa, i fascicoli critici su disco. Non ha migrato. Non ha cambiato niente di strutturale. Ma la prossima volta che Microsoft va giù e ci sarà una prossima volta, il suo lunedì non sarà una pagina bianca. Sarà un disagio gestibile. Che è una differenza enorme, quando hai un consiglio di amministrazione alle quattro del pomeriggio.

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